MEMORABILIA

Da tempo presenti nelle abitazioni del Maestro lo hanno accompagnato per tutta la Sua vita. La maggior parte delle cose più preziose gli furono regalate da amici ed in particolare da due delle Sue più affezionate ammiratrici. Le sorelle Sig.ra Luz ed Elisa Borghi erano provenienti da una della più rinomate famiglie del San Salvador. Diventarono quasi subito folli ammiratrici del Maestro e lo seguirono per tutta la Sua Carriera in giro per il Mondo. Per tutta la loro vita lo omaggiarono di regali preziosi che a seguito illustreremo. Alla morte del Maestro rimasero nella mia custodia in uno dei miei magazzini. Vista l’impossibilita di tenere sempre tutto per sempre, presto saranno messi in vendita a disposizione dell’innumerevole numero di ammiratori che lo seguono sempre sul Web . Stiamo aspettando l’occasione giusta per poter organizzare un evento a Lui dedicato.

Present in the homes of the Maestro for a long time, they accompanied Him throughout his life. Most of the most precious things were given to Him by friends and in particular by two of his most devoted admirers. The sisters Mrs. Luz and Elisa Borghi came from one of the most renowned families of San Salvador. They almost immediately became crazy admirers of the Maestro and followed Him throughout His career around the world. Throughout their lives they honored Him with precious gifts that we will illustrate below. Upon the Maestro’s death, they remained in my custody in one of my warehouses. Given the impossibility of always keeping everything forever, they will soon be put on sale at the disposal of the innumerable number of admirers who always follow Him on the Web. We are waiting for the right opportunity to organize an event dedicated to His memo

Auf dieser Seite finden Sie Platz für alle Fotos von Di Stefanos liebsten und persönlichsten Objekten, die ihn sein ganzes Leben lang begleitet haben. Viele werden sich an sie erinnern, weil sie sie in einem seiner zahlreichen Häuser gesehen haben. Andere werden davon nur gehört haben. Die Geschichte des Meisters wäre nicht vollständig ohne eine Vision dieser von der Familie gesammelten Dinge, die nach ihrer Neuordnung in diesem virtuellen Museum ausgestellt werden sollen. Natürlich hindern uns die praktischen Umstände daran, alle diese Objekte angemessen zu erhalten und sie daher der Öffentlichkeit von Liebhabern zum Kauf anzubieten. Mit der Zeit werden wir in der Lage sein, eine Auktion aller dieser Erinnerungsstücke zu organisieren.

 

Locandina originale d’epoca del debutto nella Manon nel 1946

Locandina del film ” Canto per te ” girato con attori italiani famosi che ebbe un discreto successo di pubblico. Purtroppo la scelta di doppiare il Maestro non fu felice. Per il resto le romanze da Lui cantate ne fanno un pezzo unico nella storia della musica popolare italiana.

Testa in marmo  dello scultore Wolfgang Alexander Kossuth nato in Germania, a Pfronten nel 1947. Pittore, scultore, violinista e direttore d’orchestra. Le sue opere ritraggono grandi personalità del mondo della musica, della letteratura e della danza.  Dal 1981 le sue opere vengono esposte in Italia e all’estero. Si tengono svariate mostre presso il Museo della Scala e altri teatri lirici, tra cui il Carlo Felice di Genova. Viene insignito di svariati titoli, onorificenze, riconoscimenti. Muore precocemente il 30 dicembre 2009.

Giuseppe Di Stefano in “I Pescatori di Perle”

Quadro di Arturo Toscanini con dedica a Giuseppe Di Stefano

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Lettera mandata dal maestro Arturo Toscanini in data 1951

Questa medaglia d’oro era una delle cose più care che il Maestro conservava. Gli era stata donata personalmente da Toscanini alla fine degli anni 40 e Lui la ha indossata tutti i giorni della Sua vita. Fu proprio per difenderla senza successo da una rapina che, in Kenya, il Maestro venne colpito brutalmente e ferito in modo irrecuperabile.

Quadro incorniciato di Giuseppe Verdi (crediamo sia andato perduto nell’incendio della Sua villa nel 2012)

Quadro di Guido Pajetta ( Monza 1898 – Milano 1987 ) del 1957 ispirato da una scultura che il Maestro milanese Giuseppe Maretto (Milano 1908 – Milano 1984 ) aveva dedicato al Maestro

Giuseppe Di Stefano e figli con il famoso quadro.

Maria Callas nello studio del Maestro con alle spalle il quadro di Pajetta.

Arlecchino di Giuseppe Maretto

Maria Di Stefano e Fontana di Maretto

Il Maestro Maretto,  amico di famiglia, fu autore di una grande fontana posizionata prima nella villa di Marina di Ravenna e poi nella villa di Milano (successivamente andata perduta).

Stampa dell’Opera House di Vienna che gli venne donata con tutte le firme dei componenti l’orchestra.

Quadretto con incorniciato un tovagliolo sul quale Maria Callas ha fatto una caricatura di Giuseppe Di Stefano con dedica autografa.

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Arpa antica dei primi anni del 900 presente in tutte le abitazioni del Maestro dal 1950. Regalo questo delle Sig.re Luz ed Elisa Borghi.

Usati per viaggiare negli anni 40 e 50 furono diversi i grandi bauli che lo hanno accompagnato per il mondo. All’epoca si viaggiava sopratutto in nave e contenevano, oltre a quello degli effetti personali, anche i costumi personali di scena. Questi bauli di Louis Vuitton furono personalmente acquistati negli Stati Uniti dal suo amico ed impresario il baritono Montesanto che glieli vendette a caro prezzo!!

Raro il Baule Louis Vuitton verticale che è tutto foderato in vera pelle



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Coppia di Tavole in legno di un carretto siciliano dipinto a mano che illustrano le vicende di un cantastorie (in casa Di stefano per più di 60 anni vennero rubate dalla Sua villa in Brianza dopo il 2010). Furono il regalo di un ammiratore.

Libro in due pagine d’oro 24 K con incisi i manifesti ed i programmi delle prime opere cantate. Regalatogli dalla moglie Maria in occasione del decennale del debutto.


Orologi da polso Patek Philippe – Audemars Piquet  – Tiffany molto amati dal Maestro per il loro sottlissimo spessore. Sono molto rari.  Crediamo che siano tra le poche cose preziose che il Maestro abbia comprato personalmente.

Quadro del maestro siciliano Eligio Egitto (Messina 1933 – 2010), per lunghi anni amico di famiglia a Milano, nel tempo fece dono al Maestro di diversi quadri che raffigurano angoli diversi della sua amata Sicilia.



Reperti archeologici Precolombiani

Presenti da più di 70 anni nelle abitazioni del Maestro furono omaggio di ammiratori Sudamericani. La maggior parte di essi proveniva da un famoso antiquario romano (A&C Canessa – Via Condotti N. 9 – Roma ) altri conoscendo la passione mio Padre per la storia di quei paesi, gli vennero omaggiati da ammiratori stranieri. Vi sono pezzi di pregiata fattura che testimoniano la grandezza di quelle popolazioni, alcuni sono molto simili a pezzi esposti in alcuni Musei Italiani. Credo che si tratti qui di reperti archeologici arrivati in Europa alla fine del 800.


Il primo disco 78 giri inciso dal Maestro nel 1943 durante il Suo internamento in Svizzera. L’etichetta riporta il nome di Nino Florio, nome d’arte che il Mestro si era scelto quando cantava le canzonette d’epoca nei piccoli teatri di Provincia.

Sono anni che conservo in un baule una moltitudine di nastri in bobina che mio Padre ebbe occasione di realizzare nel corso della Sua lunga vita. Tra questi ne ho scoperti alcuni che vennero registrati ai tempi della preparazione dei concerti con M. C. che i due tennero in Europa, America ed in Estremo Oriente dal 1973 al 1975. Era stato preparato un evento speciale . Il ritorno sulle scene del celeberrimo soprano M.C. accompagnata da il Suo collega più famoso. Grazie all’organizzazione di un conosciuto impresario giapponese Mr. Nakajima era stata organizzata una serie di Concerti che avevano subito suscitato un vivo interesse tra gli appassionati di Opera. Erano anni che M.C. non cantava più in Teatro fu pertanto una grande sfida che il soprano dovette affrontare. M.C. si lasciò contagiare dall’ entusiasmo e dalla forza vitale di Di Stefano che era ancora in carriera . Questi eventi riscossero un grande successo, se non dal punto di vista strettamente artistico, sicuramente da quello affettivo, dando ad una folla di ammiratori che li amavano attraverso le sole incisioni, l’opportunita’ ed il privilegio di vederli ed ascoltarli dal vivo. Queste registrazioni ebbero luogo nell’appartamento di Via Omenoni a Milano e nella nostra casa di Capo Pino a Sanremo.La qualita’ di queste registrazioni è diversa a seconda dei momenti delle prove. Spesso nostro Padre riavvolgeva il nastro e vi reincideva sopra. Talvolta si ascoltano i suoi suggerimenti e commenti sul brano appena eseguito, con le reazioni di M.C. , in altri vi sono parti di memorabili esecuzioni di famose romanze. Alcuni altri nastri sono per lo più conversazioni tra due colleghi che avevano condiviso esperienze memorabili. In uno in particolare M.C. si racconta ai tempi della Sua gioventu’ e parla degli inizi della Sua carriera. M.C. parla di alcune Sue colleghe del tempo e delle Sue prime esperienze nel mondo del canto mentre mio Padre ascoltava interessato e chiedeva ulteriori dettagli. In altre parti si ascoltano parti di romanze e di duetti accompagnati dal pianoforte suonato da un maestro, talvolta suonato personalmente da MC. Finito questo periodo ed esauriti i Concerti queste registrazione vennero da me archiviate e le musicassette vennero messe nella disponibilita’ del mio genitore. Nel tempo infatti avevo avuto modo di riversare quasi tutti questi nastri su delle musicassette e da queste al mio PC in formato Mp3. Stiamo qui parlando di una decina circa di file più o meno lunghi ricavati da apparecchiature ormai vetuste conservate dal sottoscritto e sopravvissute miracolosamente intatte fino ad oggi.Per più di quaranta anni mio Padre fece ascoltare queste ed altre registrazioni ai suoi ammiratori, ai suoi amici ed ai giornalisti che lo andavano a trovare. Rimasero nella villa in Brianza fino al giorno della Sua morte.Molte persone sono venute a conoscenza di queste registrazioni . Tra i molti colleghi la cantante Mina che mi chiese di portarli a Suo figlio, di professione discografico, che li avrebbe gestiti al meglio. La richiesta venne da me archiviata in quanto non avevo sufficienti garanzie sulla impropria diffusione di momenti, in alcuni casi, estremamente privati. Le registrazioni in oggetto vennero comunque da me recuperate ed i nastri, le musicassette ed ora i CD furono da me conservati nel miglior modo possibile . Non altrettanta fortuna ebbero gli strumenti per ascoltarli che patirono l’inclemenza del tempo. Sono passati 50 anni da quei giorni. Ad oggi sono stati comprati moderni strumenti che ci consentono finalmente di ascoltare quanto registrato.


For years I have kept in a trunk a multitude of reel-to-reel tapes that my Father had the opportunity to make over the course of His long life. Among these I discovered some that were recorded during the preparations for the concerts with M.C. that the two held in Europe, America and the Far East from 1973 to 1975. A special event had been prepared: the return to the stage of the celebrated soprano M.C. accompanied by her more famous colleague. Thanks to the organization of a well-known Japanese impresario, Mr. Nakajima, a series of concerts had been organized that immediately aroused lively interest among opera enthusiasts. It had been years since M.C. had sung in the theater, so it was a great challenge that the soprano had to face. M.C. was infected by the enthusiasm and vitality of Di Stefano, who was still in his career. These events were a great success, if not from a strictly artistic point of view, certainly from an emotional one, giving a crowd of admirers who loved them through their recordings alone the opportunity and privilege of seeing and hearing them live. These recordings took place in the apartment on Via Omenoni in Milan and in our house on Capo Pino in Sanremo. The quality of these recordings varies depending on the moments of the rehearsals. Our Father often rewound the tape and re-recorded it. Sometimes we hear his suggestions and comments on the piece just performed, with M.C.’s reactions; in others there are snippets of memorable performances of famous romances. Some other tapes are mostly conversations between two colleagues who had shared memorable experiences. In one in particular, M.C. talks about her youth and the beginnings of her career. M.C. talks about some of his colleagues of the time and his first experiences in the world of singing, while my Father listens with interest and asks for further details. In other parts, you can hear parts of romances and duets accompanied by the piano played by a maestro, sometimes played personally by MCs. Once this period was over and the concerts were over, I archived these recordings and made the cassettes available to my father. Over time, I had had the opportunity to transfer almost all of these tapes to cassettes and from there to my PC in MP3 format. We are talking about about ten files of varying lengths, obtained from obsolete equipment kept by me and miraculously survived intact to this day. For more than forty years, my father played these and other recordings to his admirers, friends, and journalists who visited him. They remained in his villa in Brianza until the day he died. Many people learned about these recordings, including many colleagues, the singer Mina, who asked me to bring them to her son, a record producer, who would manage them as best he could. I shelved the request because I did not have sufficient guarantees against the improper dissemination of what were, in some cases, extremely private moments. The recordings in question were, however, recovered by me, and the tapes, cassettes, and now the CDs, have been preserved as best I could. The instruments used to listen to them were less fortunate, suffering the ravages of time. Fifty years have passed since those days. Today, modern equipment has been purchased that finally allows us to listen to what was recorded.

Dal Quotidiano “Libero” del 06/04/2026 il giornalista E. Stinchelli scrive :

Sono emerse registrazioni inedite di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, risalenti agli ultimi 4 anni di vita del soprano, che aprono uno squarcio completamente nuovo su uno dei capitoli più enigmatici della storia dell’Opera.

Non si tratta di materiali d’archivio né di documenti ufficiali bensì di registrazioni private in cui Callas e Di Stefano lavorano insieme sulla voce, si confrontano, si interrogano, si espongono. Un laboratorio intimo, mai ascoltato prima, che restituisce la verità di un momento umano e artistico tra i più delicati.

Per anni si è parlato del “silenzio della Callas”: dopo le ultime apparizioni – dalla Tosca al Metropolitan (16 marzo 1965) alla Norma parigina del dicembre 1964 – la voce sembra spegnersi, mentre la vita privata prende il sopravvento, segnata dalla relazione con Onassis e dal ritiro dalle scene. È l’immagine di una diva al tramonto, isolata, distante dal proprio strumento.

Queste registrazioni raccontano un’altra storia. Siamo nell’autunno 1973, accanto a lei c’è il tenore Giuseppe Di Stefano, con il quale tornerà sulle scene con l’ultima tournée. Di Stefano non è più soltanto partner artistico, ma presenza costante, guida, interlocutore e soprattutto: maestro. Un dato che ribalta una narrazione sedimentata nel tempo, quella di un cantante istintivo, tutto natura e poco metodo. Nei nastri emerge invece una figura diversa: paziente, analitica, meticolosa. Di Stefano ascolta, corregge, insiste, ricostruisce, si arrabbia persino. Lavora sulla respirazione, sull’emissione, sul sostegno. Non c’è nulla di improvvisato: è un lavoro quotidiano, quasi ostinato.

E la Callas? Non è la diva distante, né l’icona fragile raccontata da certa vulgata. È una cantante che si rimette in discussione, che accetta il confronto, che prova a ritrovare la propria voce partendo dalle fondamenta. C’è fatica, certo. Ci sono esitazioni, tentativi, momenti di incertezza, ma c’è anche lucidità. E soprattutto una volontà che non si arrende.

In questo senso, questi nastri non documentano un declino, ma un tentativo. Forse l’ultimo. Un percorso di ricostruzione vocale e, insieme, identitaria. Il contesto umano non è meno complesso. Sullo fondo, la famiglia di Di Stefano, la moglie e i figli, testimoni di una situazione inevitabilmente ambigua, tenuta però sotto controllo dallo stesso tenore, attento a non incrinare l’equilibrio domestico. Una tensione silenziosa che attraversa anche questi anni e che contribuisce a definire il clima in cui maturano le registrazioni.

Resta poi il capitolo finale, quello della morte della Callas, ancora oggi avvolto da interrogativi. Le ipotesi sulla degenerazione muscolare, che potrebbe aver influito sul declino vocale, si intrecciano con il mistero degli ultimi giorni e con la presenza, accanto a lei, della pianista Vasso Devetzi, figura centrale e controversa, su cui emergono nuove testimonianze indirette.

Tutto questo materiale – sonoro e umano – offre una prospettiva radicalmente diversa sugli ultimi anni della Callas. Non più soltanto mito e caduta, ma lavoro, relazione, resistenza. Le registrazioni saranno al centro di una serie di trasmissioni speciali di Voci in Barcaccia su Rai Radio3, in cui presenterò per la prima volta al pubblico questi documenti. Non si tratta semplicemente di una proposta radiofonica, ma di un vero e proprio evento: l’emersione di materiali dal valore storico, destinati a modificare la lettura degli ultimi anni della Callas.

E proprio dentro questi nastri emerge qualcosa di inatteso. In una registrazione notturna, la voce della Callas cambia: si fa morbida, quasi irriconoscibile. Parla degli inizi, degli studi, dei primi passi, con una naturalezza che non le abbiamo mai conosciuto. Il mito si dissolve, resta la persona. E Di Stefano ascolta, non come semplice compagno, ma come interlocutore necessario di un dialogo che attraversa la musica e la vita. 

From the daily newspaper “Libero” of 06/04/2026 the journalist E. Stinchelli writes:

Unreleased recordings of Maria Callas and Giuseppe Di Stefano, dating back to the last four years of the soprano’s life, have emerged, offering a completely new insight into one of the most enigmatic chapters in the history of opera.
These are neither archive materials nor official documents, but rather private recordings in which Callas and Di Stefano worked together on their voices, comparing notes, questioning each other, exposing themselves. An intimate, never-before-heard workshop that captures the truth of one of the most delicate human and artistic moments.

For years, there has been talk of “Callas’s silence”: after her last appearances—from Tosca at the Metropolitan (March 16, 1965) to Norma in Paris in December 1964—her voice seemed to fade, while her private life took over, marked by her relationship with Onassis and her retirement from the stage. It is the image of a diva in decline, isolated, distant from her instrument.
These recordings tell a different story. It’s the fall of 1973, and she’s at her side with tenor Giuseppe Di Stefano, with whom she’ll return to the stage for her final tour. Di Stefano is no longer just an artistic partner, but a constant presence, a guide, a conversationalist, and above all: a maestro. This fact overturns a long-standing narrative, that of an instinctive singer, all nature and little method. Instead, the tapes reveal a different figure: patient, analytical, meticulous. Di Stefano listens, corrects, insists, reconstructs, even gets angry. He works on his breathing, his emission, his sustain. There’s nothing improvised: it’s a daily, almost obstinate effort.
And Callas? She’s not the distant diva, nor the fragile icon portrayed by certain clichés. She’s a singer who questions herself, who embraces challenge, who tries to rediscover her voice starting from the foundations. It’s hard work, of course. There are hesitations, attempts, moments of uncertainty, but there’s also clarity. And above all, a will that never gives up.
In this sense, these tapes document not a decline, but an attempt. Perhaps the last. A journey of vocal reconstruction and, at the same time, of identity. The human context is no less complex. In the background, Di Stefano’s family, his wife and children, witnesses to an inevitably ambiguous situation, yet kept under control by the tenor himself, careful not to undermine the domestic balance. A silent tension that runs through these years and helps define the climate in which the recordings were developed.
The final chapter remains, that of Callas’s death, still shrouded in questions today. Theories about muscular degeneration, which may have influenced her vocal decline, are intertwined with the mystery of her last days and with the presence, at her side, of pianist Vasso Devetzi, a central and controversial figure, about whom new indirect testimonies emerge.
All this material—sonic and human—offers a radically different perspective on Callas’s final years. No longer just myth and fall, but work, relationships, resistance. The recordings will be the focus of a series of special broadcasts of Voci in Barcaccia on Rai Radio3, in which I will present these documents to the public for the first time. This isn’t simply a radio program, but a true event: the emergence of historically valuable materials, destined to change the way we interpret Callas’s final years.
And it is precisely within these tapes that something unexpected emerges. In a late-night recording, Callas’s voice changes: it becomes soft, almost unrecognizable. She speaks of her beginnings, her studies, her first steps, with a naturalness we’ve never known. The myth dissolves, the person remains. And Di Stefano listens, not as a simple companion, but as a necessary interlocutor in a dialogue that spans music and life.
It is perhaps in that night recorded on tape that we grasp the profound meaning of these reels: not a document of decline, but a living testimony. A moment of truth that, years later, resurfaces with the force of a historical fact.




Busto del Maestro di Valerio Cattoli (Nato a Bologna 1930 – )